Dopo mille disavventure ho capito che l'unica cosa che davvero voglio nella vita è stare lontana dalla Perfezione
Nella mia intenzione questo blog doveva essere morto. Ma oggi mi è successa una cosa che potevo raccontare solo qui.
Sono andata in una panetteria vicino casa. C’era una torta, non molto attraente. Ho chiesto alla signora: era di pera. L’ho presa. La signora mi ha salutato con un sorriso pieno di dolcezza. Mi ero già accorta che era una bella persona.
Uscita dal negozio ho addentato la torta, e ci ho trovato qualcosa che non avevo mai sentito prima. Nella torta c’era Amore. Mi sembra difficile che possa essere stata fatta per la vendita. E se anche lo è stata la persona che l’ha fatta deve amare molto il suo lavoro, e deve essere una persona piena d’amore.
Non so chi ha fatto quella torta, ma è una persona speciale. La torta era buona, ma come una torta casereccia del suo genere, non era il suo sapore che mi ha stregato.
Non so chi ha fatto quella torta ma mi piace immaginare che sia stato qualcuno che è molto innamorato. E magari ha fatto la torta per la persona che ama, ma poi non ha potuto più dargliela e la torta è finita nella vetrina del negozio. Il cibo non è solo cibo. E’ un composto chimico, c’è l’energia della persona che l’ha fatto dentro. Come si spiegherebbe il tocco dei grandi cuochi allora?
Ringrazio la signora della panetteria, per il saluto, ma soprattutto per l’ingrediente aggiuntivo della torta. Merce rara che non si può comprare.
*Il blog chiude*
Non so ancora per quanto tempo. Non so se sarà una cosa definitiva.
A dirvi la verità qui mi sento un pò sola. Mi sento un’incostante a prendermi una pausa di riflessione da questa me stessa così presto. Ma ho bisogno di sperimentare altri lati di me. Forse di liberarmi dell’egocentrismo soffocante di questo spazio.
Magari tornerò prima di quanto pensi. Magari lascerò questo blog per sempre. Se volete avere mie notizie lasciate pure un commento qui o un messaggino privato su splinder.
Non sto scomparendo, sto solo cambiando pelle.
Grazie a tutti quelli che mi hanno letto.
S.
Vi do un consiglio. Se sapete di avere a che fare con una persona vendicativa non fatela incazzare. Soprattutto se ha già da parte del rancore inespresso per voi.
La probabilità che covi piani omicidi nei vostri confronti è praticamente certezza. E se non si tratta di farvi fuori fisicamente, di certo non si farà scrupoli a farvi a pezzi in tutti gli altri modi. Vi considererà come un parassita da eliminare dalla propria vita il prima possibile.
Certa gente non è geneticamente fatta per il perdono. Non è colpa loro, è un gene che manca che non hanno ancora scoperto. Allora si sforzano di perdonare ma i risultati sono quasi nulli. Sono gli altri che devono dimostrare col tempo, con la costanza di meritare questo perdono. Questa è l'unica possibilità.
Non siate recidivi con queste persone. Date retta a una dello Scorpione. Non vi conviene
Sono nella mia nuova casa. Ho perso il conto delle zone, delle coinquiline, dei posti dove ho vissuto in questo ultimo anno. Sono stanca. Vorrei fermarmi nello stesso posto per un pò. Ma tra tre settimane dovrò ripartire. Non c'è posta nella mia cassetta hotmail, tranne una cartolina elettronica della mia amica Motoko, conosciuta a New Orleans sette mesi fa. A ricordarmi di tutte le persone che ho perso di vista. Sto scivolando in un rigurgito antisociale. E il 'rapporto di coppia' è la mia scusa ufficiale.
Ma quanto cazzo è noioso questo blog, vogliamo parlarne?
Rileggevo il mio post con attenzione distaccata e cheduepalle, scrivi sempre le stesse cose...
Qualcuno ha ricevuto un bellissimo template per natale. Io vorrei un nuovo blog. Una nuova me stessa. Meno noiosa. Meno saggia. Più interessante da leggere. Qualcuno che vi venga voglia di linkare. Ma forse è tardi. Forse qst blog ha ormai un'identità troppo definita e dovrò aprirne uno nuovo, con una nuova identità.
Si accettano consigli per una rinascita.
Chi mi conosce sa che è praticamente impossibile farmi un regalo che mi piaccia: riesco sempre a mostrare scarso apprezzamento di fronte a qualsivoglia oggetto. La verità è che provo un piacere indescrivibile nel creare disappunto in colui che mi fa un regalo. Non so da dove nasca questa particolare forma di sadismo. Sicuramente risale a quando ero piccola e tutti mi facevano regali assolutamente orribili, poco pensati e fuori luogo. Non credo che qualcuno possa vantare una collezione di peluche dozzinali come quella che avevo accumulato io tra scuola elementare e media. Credo che questo odio nei confronti del ‘regalo sbagliato’ sia stato ingenerato dal fatto che invece io mettevo una cura particolare nello scegliere i regali. Uso il passato perché poi questo gusto l’ho perso. Ma l’odio per il regalo superficiale no, quello riemerge sempre. Ho capito che uso i regali come un mezzo per scaricare la rabbia che covo nei confronti delle persone, o della società in generale, perchè credo di non ricevere tutto l’amore e l’attenzione che merito. E allora magari con quella persona non manifesto il mio risentimento ma se mi regala qualcosa ecco che un disprezzo sproporzionato si indirizza verso il povero regalo che viene abbandonato chissà dove e privato di considerazione. Questo stato di cose genera un giustificato terrore in tutti quelli che devono farmi un regalo. Si consultano farneticanti tra loro. Si arrendono a comprarmi qualcosa che mi hanno chiesto perché non potrà non piacermi, e rinunciano così al piacere di scegliere un regalo. Tengono un’ espressione a metà tra il panico e l’assenza di speranza quando dopo lo ‘scarto’ attendono il verdetto finale. Credo che l’altrui regalo sia l’ambito nel quale si è manifestato di più il mio senso critico. E me ne dispiace. Chiedo scusa a tutti quelli che hanno sofferto nel farmi un regalo. Perché il regalo è un dono e come tale deve essere accettato, semplicemente. Ma come ho detto per me il regalo è solo una scusa per manifestare la mia rabbia accumulata. E così i regali che mi piacciono di più sono quelli che ‘si capisce che sono stati pensati’. Che hanno a che fare con qualcosa che è stato detto, o manifestato, e raccolto dalla consapevole attenzione dell’altro. Sono quelli i regali che mi fanno sentire amata. Ecco. Vorrei mandare a cagare le persone nella vita di tutti i giorni, e non prendermela coi loro regali. Vorrei. Ma è molto più facile prendersela con gli oggetti. Gli oggetti non hanno sentimenti, e non rispondono. E’ ancora più facile parlare male di questi oggetti alle spalle di chi li ha regalati. Vorrei scoprire quello spirito di accettazione. Con le persone mi sembra di metterlo in atto, ma per i regali ancora non sono pronta. Vorrei sempre che fossero unici, speciali, pensati apposta per me, fatti senza un briciolo di superficialità… e chi non riesce a centrarli, si prepari a subire la mia ira silente!
Ripresasi dallo stato di cronica sofferenza addominale la streghetta ha terminato il suo stage nella fantasmagorica casa editrice e partecipato alla festa ‘finale’ col piccolo farfugliatore recalcitrante.
Il giorno dopo i due sono stati scortati dalla Famiglia Tranquilla, accorsa per aiutare la giovane in quello che è stato il quarto trasloco in nove mesi, nella Fredda Metropoli; dove la streghetta ha depositato i suoi averi nella nuova e graziosa dimora. Qui la Nostra ha festeggiato la migliore amica, non che Magnifica *rettrice dell’ Università della Baguette nel giorno della sua laurea, prima che abbandoni definitivamente il continente per tornare a vivere in Africa… sigh!
Oggi, non stanca di cotante peregrinazioni, la streghetta ha fatto ritorno a Bubbizzi, ridente scatoletta umana della bassa italia, da dove si appresta a ripartire a breve per una località sconosciuta.
Che vita eccitante eh? ;) Ah Buon Natale a tutti!
Mi sono rotta. Il mio corpo ha smesso di funzionare da due settimane. Prima si è rotto il mio stomaco, ora è il mio intestino che si è trasformato in una massa gelatinosa e deforme. Sento che sto entrando precocemente nell'era della decadenza fisica.
Il mio corpo rispecchia tutti i miei turbamenti interiori. E non perdona. Sto soffrendo ma non spero che passi. La cosa mi lascia perfettamente indifferente. Sono stanca di lottare con me stessa. La lascio vincere.
Ho voglia di lamentarmi. Davvero.
Sento che ci sono parti di me stessa che mi sfuggono. Che tengo intrappolate in una gabbia. Potrei essere una persona meravigliosa. Potrei essere in gamba. E invece scelgo di essere mediocre. Non media, media non rende l'idea della mia condizione. Lo so che tutto questo sembrerà il mio solito sfogo generico e indecifrabile. Ed è proprio quello che è. Questo è un blog autoreferenziale, ricordate?
Sento che certe volte mi lascio vincere dalla lusingante tentazione di essere troppo buona e rinuncio a essere me stessa. A mandare a cagare gli altri. A dire a voce alta quello che penso, perchè ho paura di sbagliare, di ricordare male. Questo timore gnoseologico nei confronti della realtà ce l'ho sempre avuto. Mi sono sempre chiesta: come faccio a dire che ho ragione su questa cosa? Ci sono mille altre prospettive...
E poi è così comodo fare la vittima e stare zitti in un cantuccio. Molto più scomodo sarebbe aprire un conflitto, dire le cose come stanno, litigare. Ma per carità io sono una pacifista, non le faccio certe cose io. Meglio mandare giù e sperare che sparisca in quella voragine che è il mio stomaco. Ma se il cibo riesce ad assumere un'altra forma certe sensazioni no. Rimangono lì seppellite nel fondo, in apparenza silenti ma pronte a far risentire la propria voce alla prima occasione.
Non mi dimentico niente io. O forse è il mio corpo che non dimentica. Non lo so. Vorrei che le cose mi scivolassero addosso più facilmente, soprattutto quando razionalmente so che non sono importanti. Ma non sono io. Mi resta tutto dentro, non posso farci niente. Posso fingere che non sia così ma quei momenti di male si solidificano e cominciano a sabotare nascostamente la mia vita.
In questo certo ha un ruolo decisivo il grande amore che nutro per me stessa. E la pretesa di essere sempre migliore di quello che sono in realtà. Più paziente, più accondiscendente, più affettuosa, più comprensiva. Ma quando mi deciderò ad avere il coraggio di essere stronza? E' tanto che ci provo porcaputtana, ma la sindrome della crocerossina è una malattia recidiva.
E' una sindrome tipica delle persone della Bilancia, che si fanno trattare male, non si fanno rispettare e se ne stanno nel loro piccolo angolo a ruminare odio e a sparlare contro quelli che hanno osato sedersi sul tappetino che loro gli hanno così gentilmente offerto.
Perchè ricordatevelo, se qualcuno vi schiaccia non è perchè è uno stronzo, ma perchè voi vi siete stesi sotto i suoi piedi.
E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
F. Battiato
Mi fanno ridere queste ragazze di The Club che descrivono il loro uomo ideale con dovizia di particolari. Non solo deve avere occhi e capelli di un determinato colore ma deve essere anche alto magro, socievole, simpatico, e via giù a sciorinare mille caratteristiche, alcune anche piuttosto assurde…
Ma non vi sentite un po’ pretenziose?
Come si fa a pensare che una persona per andarci bene debba avere precise caratteristiche fisiche o caratteriali?
L’amore non risponde a delle leggi precise.
Io ho sempre pensato che avrei potuto funzionare solo con un uomo con l’ascendente di fuoco, che tradotto in parole povere significa sicuro di sé, con una autostima alta, egoista e superficiale per un verso ma per l’altro solare, positivo, sorridente anche se in modo inconsapevole.
Con questi tipi c’è sempre stato un problema di diversa sensibilità, ma incontravo solo loro e in qualche modo funzionava… E poi ero troppo distruttiva per pensare che una persona più insicura avrebbe mai potuto sopportarmi.
Insomma io le persone le facevo a fette. Riuscivo a vedere esattamente i loro punti deboli e miravo lì, senza pietà.
In realtà era tutta una tattica per vedere se anche se ero insopportabile mi stavano dietro lo stesso. Un test di sopravvivenza per scoprire in anticipo se erano adatti a stare con me, se avevano abbastanza palle, se erano abbastanza sicuri di sé. E di solito questi tipi erano dei Gemelli.
Ho sempre desiderato di stare con un Pesci. Forse perché si dice che vanno molto d’accordo col mio segno, ma soprattutto perché dovrebbero essere sensibili, profondi e cazzate del genere. Ma se mi avessero detto: pesci ascendente acquario avrei detto…
Naaaaaaaaaa troppo simile a me. Tutta aria e acqua. E dov’è il fuoco? e dov’è la terra? Non ci compenseremmo.. non può funzionare.
All’inizio lo pensavo spesso. Gli schemi mentali sono difficili a morire e ci influenzano molto di più di quanto non pensiamo. Ma ora mi accorgo di quanto mi sbagliavo. Aldilà del fatto che è impossibile mettere tutte le persone in una griglia, perché ci sono persone inclassificabili. E’ proprio l’esistenza della griglia che è assurda.
Allora vi dico: lasciate perdere i vostri schemi mentali. Le persone non devono corrispondere a nessun profilo caratteriale o astrologico di sorta. Io penso che la persona “giusta”, la incrociamo sul nostro cammino semplicemente se siamo davvero noi stessi, se ascoltiamo i nostri desideri più profondi e inespressi. Come ho fatto io quel giorno cambiando strada e innescando tutta quella serie complessa di eventi che mi hanno poi portato a conoscere il piccolo farfugliatore.
Ho sempre desiderato di essere normale. Quando ero piccola mi sono spesso sentita più intelligente della media. Ho cominciato a parlare molto presto e a bere dalla tazza da sola. Sono passata direttamente dal vasino al water, usando di rado i pannolini. Sapevo scrivere già a cinque anni e anche alla scuola elementare ero tra i primi della classe. Alla scuola media la professoressa elogiava i miei temi, ed era entusiasta di me. Non ho mai amato questa sensazione di eccezionalità. Non avevo voglia di giocare con gli altri bambini, o non mi divertivo. E tante volte non avevo amichetti con cui giocare. I miei lavoravano e quindi passavo lunghi pomeriggi davanti alla tv accudendo la mia sorellina e con la sola occasionale compagnia della nonna. Non sapevo portare la bici quando avevo sette anni e mi sentivo impedita. Ma in realtà era questo quello che desideravo: saper portare la bici, avere degli amichetti, un fidanzatino; non leggere tutti i Superistrici Salani. Ho desiderato di sapere di meno perché non avevo nessuno con cui confrontarmi. Nessuna amica con cui scambiare i cd o i libri e questo alla lunga era molto noioso. Ho fatto sforzi enormi per uscire dai soliti giri ma la mia annata era davvero sfigata. E così chiusa in quel buchetto di provincia tanto odiato mi sentivo troppo matura, troppo avanti per la mia età, fuori dagli schemi di vita dei miei coetanei. In una parola non-normale. Ho desiderato di essere un pò meno brillante e mi sono lasciata andare: volevo disperatamente essere come gli altri. I motivi dell’a-normalità cambiano col tempo. Ho passato anni molto difficili all’università e per un pò sono rimasta indietro. Non ero in gamba come le mie compagne di corso che studiavano con regolarità, lavoravano, viaggiavano continuamente. Allora la normalità per me ha significato recuperare gli esami, laurearmi in corso, iscrivermi alla specialistica, cercare di lavorare ogni tanto anche se i miei non erano d'accordo, ma soprattutto guarire. Non ero più anormale perché ero avanti ma perché ero indietro. Nella grande città i parametri di valutazione appartenevano a un'altra scala di grandezze, e io ero piccola piccola. Ma ancora ci sono tante cose per cui non mi sento normale. Quando attraverso la strada c’è sempre una parte di me che desidera che la macchina mi passi sopra. Immagino il rumore dello schianto e il mio corpo sbalzato per aria e la cosa quasi mi provoca un gongolamento.
- Tu giudichi, sai, decidi, stabilisci le colpe, condanni
- Perché no? Giudico me lo posso fare anche con gli altri
- Ma gli altri non sono un teorema. Tu sei pazzo.
- E non sono pazzi quelli che accettano tutto? Io almeno dico questo è sano questo è malato, questo è bello oppure è brutto qui c’è il bene qui c’è il male
- Tu sei, pazzo davvero
- Si, Bianca. Perché tutto questo dolore a te sembra giusto? A me no. Io mi devo difendere.
Jano è uno scrittore ed è sposato con Luisa. Dopo anni in Europa decidono di ritornare in Messico, paese d'origine di Jano, dove lui terrà delle lezioni in università. Durante una trasferta in America Luisa riceve una telefonata del marito. E' ubriaco e le confessa di averla tradita, dice 'Luisa sono una merda'. Luisa piange, ma non si perde d'animo e decide di partire per una spiaggia sconosciuta col cuginetto di Jano e il suo migliore amico, e di scoparseli tutti e due, più che per ripicca per disperazione.
Quando i ragazzi le chiedono se ha mai tradito il marito lei risponde di no, alla stessa domanda su Jano risponde che lui ha sempre avuto bisogno di conferme.
Oh povero insicuro!!!
Li conosco questi artisti con l'autostima bassa, che per placare il continuo bisogno di affermazione del proprio ego vanno in giro a scopare. Dall'altra parte c'è sempre una donna che piange. Che gli lava i calzini e gli stira le camicie, e sopporta di essere seconda all'Arte e agli schizzi dell'essere geniale cui ha l'onore di pulire il cesso.
Questo Jano appartiene poi alla peggior specie dei fedifraghi. A quelli così inetti che non riescono nemmeno a tenersi il peso della propria colpa per un pò, ma devono immediatamente chiamare la moglie per lavarsi la coscienza.
Direi che quello che Ana fa dopo è davvero il minimo, uno così io l'avrei cornificato con tutto il paese, oltrechè naturalmente col suo editore.
Altrochè artisti, volete mettere un bel camionista farfugliante? Fatevelo dire da una che ne sa qualcosa...
Stasera ho parlato col Pf del mio blog. Lui, di solito così avaro di commenti, si è sbilanciato dicendomi cosa ne pensa…
1. E’ un blog autoreferenziale.
Assolutamente chiaro che sia così, è il mio diario in fondo.
2. Posso sembrare superficiale per la facilità con cui parlo così apertamente delle mie cose personali. (in realtà ci sono tante altre cose che su queste pagine non hanno mai avuto spazio…) Ma è vero, in generale sono una persona che si conosce abbastanza bene e si apre facilmente, anche nella vita di tutti i giorni. Insomma: non ho paura di mostrarmi per quello che sono, anche senza passare attraverso il tempo di solito richiesto a dismettere le proprie maschere difensive o le formali distanze che gli sconosciuti tengono tra sé.
3. E’ un blog come tanti altri: verissimo, non è mai stato il mio obiettivo renderlo diverso da altri blog, ma solo ‘coerente’ con me stessa.
E fin qui direi che ci siamo, cose che potevo aspettarmi.
Ma poi mi ha detto che il mio è un blog ‘terapeutico’, che si vede che quasi mi ‘curo’ scrivendo.
Che mostro una visione del mondo che tende enfatizzare sempre il lato positivo, che anche i miei post più neri non sono mai pervasi di cupezza, ma di speranza.
Non so se sia vero, ma credo che tutto ciò renda il mio blog inevitabilmente in-attraente, se mi passate il termine.
Insomma tutta questa saggezza spicciola, è cosi irritante.
Chi vorrebbe sentirsi dire da una che, peraltro si firma streghetta, le sue ‘presunte-verità-universali-sulla vita’?
E poi buonismo, buonismo in quantità industriali… e questo piccolo farfugliatore, questo personaggio mai delineato in modo chiaro, eppure così ossessivamente presente. Chi cazzo è?
Devo ammettere che se fossi qualcun altro credo che questo blog mi irriterebbe non poco. Devo ammettere che entra di diritto nel mondo della scrittura poco brillante, non divertente, non acuta.
Insomma, decisamente frustrante per il lettore medio, ancor di più per il lettore un po’ nordico, colto e dalla mente acuminata con cui mi scontro quotidianamente.
Ciononostante mi ha fatto un immenso piacere questa definizione, un blog terapeutico è forse un blog che nei rari momenti in cui riesce a non essere stucchevole, ti da una boccata di ossigeno.
E poi ha detto anche che dal blog sembro una persona allegra. Che emerge una grande spensieratezza, un spensieratezza ha aggiunto, che non è mia. Perché io non sono spensierata come lui non è ***********, come invece appare ai lettori del suo blog.
In realtà io non sono mai stata spensierata nella mia vita. Mai. E se davvero apparissi tale in questo blog, ne sarei immensamente felice.
Sono sempre stata una bambina molto seria, una con cui non si poteva quasi scherzare perché non stava al gioco.
La mia aria posata, la mia rigidità corporea e facciale, la mia estrema profondità: ho sempre odiato questi lati del mio carattere. Mi sono sempre sentita tacciare di pesantezza, ed è vero: a volte so essere davvero pesante…
Per cui come potrei mai avere un blog spensierato?
Non so se anche voi avete avuto quest’impressione leggendomi, ma ho deciso che da oggi in poi sarò ancora più spensierata…
Non lo sono mai stata, ed è arrivato il momento di esserlo: di essere leggera leggera.
Non sarò cool. Non sarò corrosiva come Pole, né acuta come Coma, non avrò sprazzi di genialità e non racconterò storielle divertenti. Ma io sono io e chissenefrega.
Ho cancellato il post sulla sera d'estate a Bruschetta dopo aver parlato con la mia amica Theta. Lei sosteneva che nel blog ci sono cose che ha trovato troppo intime. E in effetti ha ragione, quel post un pò lo era. Me ne rendo conto ank'io se penso che parlava di un momento così prezioso come la mia seconda uscita col Pf. Siccome non ci sono mai commenti io penso che questo blog non lo legge nessuno e allora pubblico con un pò di superficialità.
Ma non è così: persone che nemmeno immaginavo leggono quello che scrivo e vengono a sapere fatti che a loro non racconterei mai spontaneamente. E questo davvero non mi va.
La lotta tra il desiderio narcisistico di mostrare al mondo le mie viscere e la consapevolezza che certe cose dovrebbero stare solo sul mio diario, è iniziata già da tempo, e continua.
Ieri sono andata a fare una raccomandata in piazza V******. C'era una bella coda e quando era quasi il mio turno è arrivato un signore. Era alquanto incazzoso e ha chiesto al tizio dello sportello se aveva francobolli di posta prioritaria. Lui ha detto di si. Pur essendo l'ultimo della coda è rimasto vicino allo sportello e la ragazza chiatta davanti a me non l'ha fatto passare. Era così nervoso che ha cominciato a raccontare a tutti gli astanti il suo terribile girovagare per i tabacchi della zona alla ricerca del fantomatico francobollo. Intanto guardava di continuo l'orologio e esalava aria dalle narici.
Arrivato il mio turno l'ho fatto passare: insomma se aveva tanta smania magari aveva qualcosa di urgente da fare mentre io... Io non avevo particolare fretta e poi per un francobollo... Il ruvido signore si è sciolto in un sorriso candido e mi ha ringraziato. Era irriconoscibile. Prima sembrava pronto a uccidere pur di avere il francobollo, dopo era un angioletto. Ha detto che all'una doveva andare a prendere suo figlio da scuola. Ed era l'una in quel momento. Sono stata contenta della mia buona azione. Inutile dire che subito dopo la macchina della posta si è guastata e ho dovuto attendere un altro quarto d'ora prima di fare la raccomandata.
Ma non importa, non sono queste le cose che contano nella vita.
Ieri è venuto qui un ragazzo molto carino. E' entrato e mi ha chiesto se fossi T., per inciso T. è il mio capo, ed era in pausa pranzo. Per cui mi ha chiesto se poteva aspettarla e abbiamo cominciato a parlare dei nostri libri. Lui mi ha raccontato la sua esperienza di attore e del libro che ha scritto su come è stato scoperto ed è finito a fare il protagonista in un film che uscirà l'anno prossimo. Davvero una bella storia.
Dopo un pò è arrivato il mio capo. Lui le ha detto il suo nome e le ha chiesto se sapeva chi era. Lei non riusciva a collegare il nome al resto e mi ha guardato interrogativa. Poi ha guardato lui e gli ha detto: sei il suo fidanzato?
E lui ha risposto: non ancora...
Insomma avrebbe potuto dire anche di no.
AdottaUnBloggerAnkeTu!!!!!!!!
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